La Cistite Post Coitale Recidivante:
cosa è, come prevenirla e curarla
La dolorosa infiammazione della vescica dopo un rapporto sessuale è più frequente di quanto si pensi. Per curarla e prevenirla bisogna trovarne le cause. Solo così si possono evitare i danni degli antibiotici.
LA CISTITE
La cistite è un’infiammazione della vescica. I sintomi che la caratterizzano sono: il bruciore vescicale e uretrale, la minzione frequente e dolorosa, con un dolore/bruciore che persiste anche dopo la fine del getto urinario, talvolta perdita di sangue con le urine (“ematuria”). E’ favorita da fattori predisponenti, quali:
1) la carenza di estrogeni, da cui dipendono sia l’innalzamento del pH con alterazione dell’ecosistema vaginale, che rende la vescica più vulnerabile all’attacco dei germi, sia la maggiore sensibilità a traumi meccanici;
2) la stitichezza che favorisce le infezioni da Escherichia Coli;
3) l’eccessiva contrazione (“ipertono”) del muscolo elevatore dell’ano che chiude in basso il bacino.
E’ innescata da fattori precipitanti che scatenano l’attacco:
1) infezioni da germi (batteri, virus, funghi);
2) traumi meccanici, quali il rapporto sessuale in condizioni di secchezza vaginale e/o quando il muscolo è contratto: si parla allora di “cistite post-coitale”;
3) variazioni brusche di temperatura, che causano la “cistite da freddo”;
4) danni chimici o fisici, quali chemio e radioterapia.
E’ mantenuta innanzitutto da una diagnosi inadeguata o incompleta, e da una terapia che non cura i fattori predisponenti e precipitanti nella loro globalità.
LA CISTITE POST-COITALE

Per quanto riguarda la cistite post coitale essa compare 24-72 ore dopo un rapporto sessuale; essa costituisce il 4% delle cistiti, ma ben il 60% di quelle che recidivano. Ecco perché è indispensabile capire che cosa causi le recidive, per rimuovere il problema definitivamente.
FATTORI PREDISPONENTI
La stretta vicinanza con la vagina rende la vescica sensibile ai traumi “meccanici”, quali è, per esempio, il rapporto sessuale se la lubrificazione non è adeguata, se la donna prova dolore alla penetrazione, e/o i muscoli che circondano la vagina sono contratti. In tal caso cause anatomiche e ormonali potenziano reciprocamente l’effetto negativo sul benessere della vescica. La probabilità di sviluppare una cistite aumenta infatti di 4 volte, se la donna ha secchezza vaginale, e di 7 volte, se il rapporto causa dolore. Spesso la cistite si associa a dolore vulvare (“vulvodinia”) e vestibolite vulvare. Il dolore è il più potente inibitore riflesso della lubrificazione vaginale e della congestione genitale associata appunto all’eccitazione. Questo può favorire le cistiti perché l’uretra, il condottino da cui esce l’urina, è circondata da una fitta rete di vasi sanguigni, che si congestionano con l’eccitazione, formando una sorta di manicotto ammortizzatore che protegge l’uretra stessa e il trigono dal trauma meccanico di un rapporto, soprattutto se prolungato. Se l’eccitazione è insufficiente, o si blocca, questa protezione viene meno, facilitando appunto la cistite. Si può quindi affermare come esista una frequente comorbilità tra cistiti e sintomi sessuali, quali la secchezza vaginale e il dolore all’inizio della penetrazione.
DIAGNOSI
Per una diagnosi adeguata, e quindi una terapia soddisfacente, è necessario:
a) effettuare un esame urine e un antibiogramma, per valutare la presenza di un eventuale germe e a quale antibiotico sia più sensibile;
b) effettuare un tampone uretrale, se si sospettano infezioni recidivanti;
c) valutare lo stato estrogenico e il pH vaginale;
d) indagare il tono dei muscoli perivaginali: uno spasmo del muscolo elevatore dell’ano, associato a mialgia, può facilitare il trauma meccanico della vescica;
5) considerare la componente sessuale: se il desiderio è scarso, l’eccitazione e la lubrificazione sono inadeguate, e/o se il rapporto provoca dolore, viene meno la congestione vascolare che protegge la vescica;
6) valutare anche il partner, soprattutto se le cistiti sono comparse nei primi mesi di una nuova relazione, in cui non si sia usato il profilattico.
CURA E PREVENZIONE
a) fare terapia antibiotica solo in caso di cistite infettiva, in modo mirato (dopo antibiogramma), a dose piena, e con antibiotici che rispettino l’ecosistema vaginale;
b) normalizzare il pH e l’ecosistema vaginale, con acidificanti vaginali (acido borico, vitamina C, gel che liberano ioni H+);
c) ripristinare un normale livello estrogenico in vagina, con minime quantità di estrogeni locali, da applicare due volte la settimana, specie dopo la menopausa;
d) correggere la stipsi, con alimentazione e idratazione adeguata;
e) rilassare il muscolo elevatore contratto: con automassaggio e stretching che la donna può fare da sola, oppure, meglio ancora, con biofeedback dei muscoli pelvici, tecnica che aiuta a comandare perfettamente il rilassamento del muscolo;
f) assumere integratori a base di d-mannosio che riducono il potere aggressivo dell’Escherichia coli nei confronti della mucosa vescicale;
g) migliorare la risposta sessuale, curando secchezza e dolore ai rapporti, se presenti (“comorbilità”);
h) curare anche il partner, in caso di infezioni “a ping-pong”.

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