giovedì 16 novembre 2017

SALVIAMO IL PERINEO

SALVIAMO IL PERINEO 

Noi donne siamo attente, precise, pensiamo sempre a tutto, siamo multitasking, ci teniamo alla forma fisica e al look… 
Ma siamo attente alla salute del nostro perineo? 
Sappiamo bene cos’è, dov’è e a cosa serve?

Facciamo un passo indietro… prima di salvarlo dobbiamo conoscerlo… 

Il perineo è quell’amaca muscolare che si trova alla base della cavità addominale e ha la funzione principale di sorreggere gli organi pelvici: vescica, utero, retto. Quindi grazie ai muscoli perineali possiamo fare pipì, cacca, partorire e avere piacere sessuale.
E’ chiaro quanto sia importante che il nostro perineo sia in buona salute per espletare tutte le sue funzioni.

Il perineo nella vita di una donna ne vede un po’ di tutti i colori… le prime infezioni urinarie e vaginali, la scoperta della propria sessualità, i primi rapporti sessuali, le lotte con preservativi e anticoncezionali, assorbenti di tutti i generi: tamponi, assorbenti esterni, coppetta mestruale. 
L’intestino capriccioso di noi donne che vede alternarsi spesso periodi di stitichezza, coliche da stress e ogni tanto un periodo di regolarità. 
La gravidanza, tutti quei mesi in cui il perineo è sottoposto a una forte pressione per l’aumento del peso intraddominale, fino ad arrivare al giorno del parto, il momento più traumatico di tutta la vita per il perineo, un enorme stress per i tessuti che si stirano a tal punto da lacerarsi a volte, quando non vengono tagliati dall’ostetrica (episiotomia) per agevolare la nascita del bambino.
Fino ad arrivare alla menopausa dove a causa della carenza degli estrogeni il perineo subisce la diminuzione di fibre collagene e diventa poco elastico, poco lubrificato, meno sensibile e meno tonico.

Siamo davvero destinate a tutto questo? 
Dobbiamo rimanere a guardare il nostro perineo che cade a pezzi e si autodistrugge?

CERTO CHE NO

Quindi SALVIAMO IL NOSTRO PERINEO 


  1. Dobbiamo prendere la buona abitudine di idratare sempre i genitali, come non usciamo mai di casa la mattina senza crema, trucco o capelli in ordine, così non dobbiamo dimenticarci di mettere un pò di crema anche “lì”. Magari una buona crema vaginale a base di acido ialuronico.

  1. Non è mai troppo tardi per allenare i muscoli pelvici, sarebbe meglio iniziare in età fertile, prima di avere gravidanze, ma è sempre un buon momento per iniziare. Per essere sicure di contrarre i muscoli giusti bisogna immaginare di avere una spugna piena di acqua dentro alla vagina e di strizzarla intensamente, questo gesto si può ripetere più volte durante il giorno e in qualsiasi momento, mentre si lavano i piatti, si stira, in autobus o davanti alla tv.

  1. Avere l’intestino il più regolare possibile; un intestino troppo spesso pieno è pesante e questo grava sull’amaca pelvica, così come avere feci troppo dure è troppo stressante per la muscolatura pelvica e la troppa spinta addominale ripetuta nel tempo può favorire il rilassamento delle strutture di sostegno favorendo quindi un prolasso. Importante avere quindi un’alimentazione corretta ricca di fibre e acqua.

  1. Avere rapporti sessuali sempre molto lubrificati per non rischiare di creare delle microlesioni alle pareti vaginali che possono poi causare infezioni tipo candide o cistiti. Quindi se la propria lubrificazione non è sufficiente è bene utilizzare un prodotto lubrificante. L’utilizzo del prodotto è comunque sempre altamente consigliato soprattutto in menopausa.

  1. Attenzioni agli sforzi, sport pesanti e sollevamento di pesi. Tutti i gesti ripetuti che prevedono una grossa contrazione della parete addominale stimolano il prolasso degli organi pelvici. Quindi oltre a limitare gli sforzi bisogna imparare a gestirli e farsi trovare sempre pronte e in contrazione pelvica durante uno sforzo, che sia esso uno starnuto o un sollevamento di un grosso peso. D’ora in poi sforzo uguale stringo la spugna.

  1. L’auto massaggio pelvico è una buon trattamento domiciliare soprattutto in preparazione al parto e in menopausa quando i tessuti diventano meno elastici. Sul bidè o sul letto in meno di un minuto si può fare il trattamento. Utilizzo il pollice e appoggiando il polpastrello all’ingresso della vagina, circa 1 centimetro, faccio una pressione verso l’ano di qualche secondo. La sensazione è quella di stratching, devo quindi sentire leggermente tirare al limite del dolore.

  1. Mantenere una postura corretta; la donna sui tacchi ha sicuramente una postura corretta in quanto per mantenere l’equilibrio deve per forza camminare con il petto aperto e le spalle dritte, la pancia è leggermente contratta, l’ombelico risucchiato e di conseguenza il perineo chiuso e protetto. Non bisogna per forza avere i tacchi, basta stare sempre attente a mantenere un buon contenimento della parete addominale per risucchiare la muscolatura pelvica.

  1. Le sensazioni vaginali devono essere sempre piacevoli, sia nella quotidianità che nella sessualità; se questo non avviene e si avverte dolore o anche poca sensibilità è bene rivolgersi a medico ginecologo o una terapista della riabilitazione per capire il problema.

  1. Dobbiamo prendere l’abitudine di fare controlli periodici da uno specialista del perineo per controllare la buona salute della muscolatura e la corretta funzionalità.

  1. Dobbiamo essere al corrente dei mezzi che esistono per la salute del perineo. Mezzi domiciliari per la tonificazione pelvica, come le palline del pavimento pelvico; prodotti commerciali tipo lubrificanti per i rapporti, creme per l’idratazione quotidiana o lenitive, integratori per la prevenzione o cura delle infezioni (sconsigliati gli antibiotici che debilitano il sistema immunitario). Fino ad arrivare ai mezzi ambulatoriali di Riabilitazione pelvica: terapia manuale, biofeedback, elettrostimolazione e una nuova tecnologia di radiofrequenza.

Dott.ssa Elena Bertozzi

Chiedi consiglio a una terapista esperta: Il Poliambulatorio Sirio, centro salute donna consiglia la Dott.ssa Elena Bertozzi, fisioterapista spec. in riabilitazione pelvica.
Tel.052483903

via Ferraris 10, Fidenza (PR)


lunedì 13 novembre 2017

RADIOFREQUENZA VAGINALE... esiste, parliamone!

RADIOFREQUENZA  VAGINALE…. 
esiste, parliamone!



A tutti noi è abbastanza chiaro il concetto di RADIOFREQUENZA, soprattutto se associato all’estetica o alla fisioterapia. 

La radiofrequenza estetica è una tecnica non invasiva che sfrutta l'effetto generato da appositi apparecchi medicali, per determinare un rimodellamento dei tessuti, con un’azione particolarmente efficace nel contrastare il rilassamento cutaneo sia del viso, sia del corpo.

La radiofrequenza fisioterapica è comunemente chiamata Tecarterapia. Essa  permette un più veloce recupero da traumi e patologie infiammatorie dell'apparato muscolo-scheletrico. Gli effetti biologici della Tecar sono, principalmente, tre: aumento del microcircolo, vasodilatazione e incremento della temperatura interna.



Quindi, riassumendo, la Radiofrequenza (a seconda della frequenza Herz utilizzata) è in grado di svolgere funzioni antidolorifiche- antinfiammatorie, e tonificanti- rassodanti. 

Questa tecnologia è stata introdotta anche in campo uro-ginecologico riabilitativo e applicata alle molteplici patologie che riguardano il pavimento pelvico.
Per quanto riguarda l’applicazione genitale, alla Radiofrequenza è stata associata anche un’altra tecnologia:
l’ Elettroporazione (premio Nobel), cioè 
una “siringa virtuale”. Un particolare impulso elettromagnetico fa sì che un principio attivo (acido ialuronico, vitamine, testosterone, estrogeno…) venga assorbito senza aghi per via transdermica, garantendo una più alta concentrazione ed efficacia solo sulle zone interessate.

Questo binomio tecnologico determina nel campo Riabilitativo Pelvico una svolta. Molte patologie pelviche che prima erano considerate di pertinenza chirurgica, oggi possono essere recuperate in modo conservativo (es. prolasso di III grado); altre disfunzioni prevedevano dei tempi di recupero molto lunghi oppure disfunzioni dipendenti da farmaci (dispareunia e secchezza dipendenti da estrogeno), con il metodo elettroporazione dove la molecola viene veicolata nel tessuto non c’è più necessità di assunzione quotidiana del prodotto (per OS o locale).

Patologie trattate: 

  • Prolasso uro-genitale, 
  • Incontinenza urinaria da sforzo e da urgenza, 
  • Cicatrici post-episiotomiche, 
  • Vulvodinia, 
  • Dispareunia/ Secchezza, 
  • Ipertono pavimento pelvico/vaginismo, 
  • Atrofie/distrofie genitali, 
  • Lichen, 
  • Deficit della libido,
  • Incontinenza fecale.

E’ una tecnologia nuovissima, ancora in fase di raccolta dati consistenti, ma ad aggi ha dato effetti riabilitativi molto positivi, si può considerare un “di più”, una tecnologia che va a supportare il lavoro fisico e manuale della riabilitatrice.

La radiofrequenza vaginale non è solo curativa, esattamente come la radiofrequenza estetica è in grado di tonificare e stimolare i tessuti vaginali e ottenere un risultato di ringiovanimento tessutale.

Puoi prenotare una consulenza gratuita presso il Poliambulatorio Sirio Fidenza al numero 0524.83903.

Via Ferraris 10 

lunedì 10 luglio 2017

La Cistite Post Coitale Recidivante: cosa è, come prevenirla e curarla


La Cistite Post Coitale Recidivante: 
cosa è, come prevenirla e curarla

La dolorosa infiammazione della vescica dopo un rapporto sessuale è più frequente di quanto si pensi. Per curarla e prevenirla bisogna trovarne le cause. Solo così si possono evitare i danni degli antibiotici.

LA CISTITE

La cistite è un’infiammazione della vescica. I sintomi che la caratterizzano sono: il bruciore vescicale e uretrale, la minzione frequente e dolorosa, con un dolore/bruciore che persiste anche dopo la fine del getto urinario, talvolta perdita di sangue con le urine (“ematuria”). E’ favorita da fattori predisponenti, quali: 
1) la carenza di estrogeni, da cui dipendono sia l’innalzamento del pH con alterazione dell’ecosistema vaginale, che rende la vescica più vulnerabile all’attacco dei germi, sia la maggiore sensibilità a traumi meccanici; 
2) la stitichezza che favorisce le infezioni da Escherichia Coli; 
3) l’eccessiva contrazione (“ipertono”) del muscolo elevatore dell’ano che chiude in basso il bacino.
E’ innescata da fattori precipitanti che scatenano l’attacco: 
1) infezioni da germi (batteri, virus, funghi); 
2) traumi meccanici, quali il rapporto sessuale in condizioni di secchezza vaginale e/o quando il muscolo è contratto: si parla allora di “cistite post-coitale”; 
3) variazioni brusche di temperatura, che causano la “cistite da freddo”; 
4) danni chimici o fisici, quali chemio e radioterapia.
E’ mantenuta innanzitutto da una diagnosi inadeguata o incompleta, e da una terapia che non cura i fattori predisponenti e precipitanti nella loro globalità.

LA CISTITE POST-COITALE


Per quanto riguarda la cistite post coitale essa compare 24-72 ore dopo un rapporto sessuale; essa costituisce il 4% delle cistiti, ma ben il 60% di quelle che recidivano. Ecco perché è indispensabile capire che cosa causi le recidive, per rimuovere il problema definitivamente.





FATTORI PREDISPONENTI

La stretta vicinanza con la vagina rende la vescica sensibile ai traumi “meccanici”, quali è, per esempio, il rapporto sessuale se la lubrificazione non è adeguata, se la donna prova dolore alla penetrazione, e/o i muscoli che circondano la vagina sono contratti. In tal caso cause anatomiche e ormonali potenziano reciprocamente l’effetto negativo sul benessere della vescica. La probabilità di sviluppare una cistite aumenta infatti di 4 volte, se la donna ha secchezza vaginale, e di 7 volte, se il rapporto causa dolore. Spesso la cistite si associa a dolore vulvare (“vulvodinia”) e vestibolite vulvare. Il dolore è il più potente inibitore riflesso della lubrificazione vaginale e della congestione genitale associata appunto all’eccitazione. Questo può favorire le cistiti perché l’uretra, il condottino da cui esce l’urina, è circondata da una fitta rete di vasi sanguigni, che si congestionano con l’eccitazione, formando una sorta di manicotto ammortizzatore che protegge l’uretra stessa e il trigono dal trauma meccanico di un rapporto, soprattutto se prolungato. Se l’eccitazione è insufficiente, o si blocca, questa protezione viene meno, facilitando appunto la cistite. Si può quindi affermare come esista una frequente comorbilità tra cistiti e sintomi sessuali, quali la secchezza vaginale e il dolore all’inizio della penetrazione.


DIAGNOSI 
Per una diagnosi adeguata, e quindi una terapia soddisfacente, è necessario:
a) effettuare un esame urine e un antibiogramma, per valutare la presenza di un eventuale germe e a quale antibiotico sia più sensibile;
b) effettuare un tampone uretrale, se si sospettano infezioni recidivanti; 
c) valutare lo stato estrogenico e il pH vaginale; 
d) indagare il tono dei muscoli perivaginali: uno spasmo del muscolo elevatore dell’ano, associato a mialgia, può facilitare il trauma meccanico della vescica; 
5) considerare la componente sessuale: se il desiderio è scarso, l’eccitazione e la lubrificazione sono inadeguate, e/o se il rapporto provoca dolore, viene meno la congestione vascolare che protegge la vescica;
6) valutare anche il partner, soprattutto se le cistiti sono comparse nei primi mesi di una nuova relazione, in cui non si sia usato il profilattico. 

CURA E PREVENZIONE

Per un efficace approccio terapeutico e una corretta prevenzione bisogna:
a) fare terapia antibiotica solo in caso di cistite infettiva, in modo mirato (dopo antibiogramma), a dose piena, e con antibiotici che rispettino l’ecosistema vaginale;
b) normalizzare il pH e l’ecosistema vaginale, con acidificanti vaginali (acido borico, vitamina C, gel che liberano ioni H+);
c) ripristinare un normale livello estrogenico in vagina, con minime quantità di estrogeni locali, da applicare due volte la settimana, specie dopo la menopausa;
d) correggere la stipsi, con alimentazione e idratazione adeguata;
e) rilassare il muscolo elevatore contratto: con automassaggio e stretching che la donna può fare da sola, oppure, meglio ancora, con biofeedback dei muscoli pelvici, tecnica che aiuta a comandare perfettamente il rilassamento del muscolo;
f) assumere integratori a base di d-mannosio che riducono il potere aggressivo dell’Escherichia coli nei confronti della mucosa vescicale;
g) migliorare la risposta sessuale, curando secchezza e dolore ai rapporti, se presenti (“comorbilità”);
h) curare anche il partner, in caso di infezioni “a ping-pong”.

lunedì 26 giugno 2017

INFEZIONI RICORRENTI RIMEDI E CURE ALTERNATIVE

INFEZIONI RICORRENTI 
RIMEDI E CURE ALTERNATIVE

  • FUNGHI (la più comune Candida Albicans)
  • BATTERI (Gardnerella vaginalis, il Gonococco, lo Stafilococco e lo Streptococco)
  • PARASSITI INTRACELLULARI  (la Chlamydia)
  • VIRUS (l’Herpes genitale)
  • PROTOZOI (Trichomonas vaginalis)
  • NON INFETTIVA/ALLEGICA (causate da un detergente intimo non corretto, da indumenti stretti, da profilattici, da deodoranti e/o creme depilatorie…)
PREVENZIONE
  1. Lavare correttamente la zona intima. La giusta detersione si effettuata passando dalla vagina all’ano e non viceversa, per evitare di contagiare la zona vaginale con germi nocivi presenti nella zona anale. E’ bene lavarsi almeno una volta al giorno e sempre dopo ogni rapporto sessuale e dopo la defecazione. Vanno utilizzati detergenti a pH fisiologico, cioè simile a quello delle mucose (pH 4 o 5). Evitare saponi o creme aggressive e attenzione alle lavande, da usare solo su consiglio del ginecologo.
  2. Evitare indumenti eccessivamente stretti e aderenti (pantaloni, slip, body): il continuo sfregamento dell’indumento contro i genitali può favorire la comparsa di irritazioni che possono trasformarsi facilmente in infezioni.
  3. Indossare biancheria bianca e di tessuti leggeri e naturali, non indossare salvaslip che non fanno traspirare la cute. Se ci sono perdite mucose è preferibile cambiare spesso la biancheria piuttosto che indossare assorbenti. Quando si è casa e alla notte è preferibile stare senza biancheria per far respirare la mucosa.
  4. Il preservativo può essere causa di irritazione e quindi di successiva infezione (cistite o candida post coitale), è però una barriera che evita il contagio con il partner e viceversa. Nel periodo acuto dell'infezione è consigliato sospendere i rapporti.
  5. Dieta varie ed equilibrata ricca di frutta e verdura che stimola il sistema immunitario. Nella fase acuta dell'infezione e addirittura prima all'avvertenza dei primi sintomi, non assumere zuccheri, latticini e carboidrati raffinati (pasta e pane bianchi, dolci e dolciumi).
  6. Non preferire gli antibiotici a infezioni ricorrenti che avranno già determinato una resistenza, preferire prodotti come integratori con funzioni basificanti che vanno ad agire sul biofilm vaginale e quindi a sfavorire il terreno di coltura delle infezioni. Se è necessario l'uso di antibiotici associare fermenti lattici o lattobacilli locali.
  7. Per l'igiene utilizzare il proprio asciugamano e assicurarsi che si asciughi bene tra un utilizzo e l'altro, piuttosto cambiarlo spesso.
  8. Lavare gli indumenti e in particolare la biancheria intima separatamente, ad alte temperature e con detergenti naturali, biologici o solo con bicarbonato. Evitare l'ammorbidente.
  9. In piscina o al mare non indossare il costume bagnato per lungo tempo, cambiarlo spesso.
  10. Attenzione ai periodi critici di cambianti ormonali, gravidanza e menopausa, prevenire eventuali infezioni con integratori per il sistema immunitario della zona vaginale.


CONTROLLARE IL BENESSERE DEL PAVIMENTO PELVICO: che sia una causa o una conseguenza lo stato del pavimento pelvico incide sulle recidive delle infezioni vaginali. Le recidive causano un ipertono della muscolatura pelvica che come tale è costituito da un accumulo di acido lattico che a sua volta richiama infezioni, si instaura così un circolo vizioso di causa effetto.
E' quindi fondamentale controllare lo stato della muscolatura pelvica per scongiurare che sia la causa delle recidive.

prenota una visita gratuita al 052483903 con la Dott.ssa Bertozzi Elena.

mercoledì 10 maggio 2017

INCONTINENZA URINARIA: NON CI DOBBIAMO CONVIVERE SI PUO' CURARE

INCONTINENZA URINARIA:
NON CI DOBBIAMO CONVIVERE SI PUO' CURARE

INCONTINENZA URINARIA: INVOLONTARIA PERDITA DI URINA

L' Organizzazione mondiale della sanità classifica l’INCONTINENZA URINARIA come malattia; in quanto questa problematica ha un impatto sulla salute, sulla vita sociale ed economica della persona, poiché la patologia influenza le relazioni interpersonali dei soggetti che ne risultano affetti e perché l’approccio terapeutico alla malattia, sia medico sia chirurgico è a carico dei Sistemi Sanitari Nazionali.


I dati presenti in letteratura stimano che circa il 5-69% della popolazione femminile e l’1-39% di quella maschile risultano affette da incontinenza urinaria, tali range percentuali riflettono la difficoltà della comunità scientifica di effettuare una stima esatta della prevalenza dell’incontinenza urinaria, in quanto un grande ostacolo è quello di riuscire a rivelare ancora oggi di essere affetti da questa problematica.

Fattori di rischio Incontinenza urinaria femminile
  1.  aumento dell'età
  2. Obesità e sovrappeso
  3. Gravidanza,maggiore numero di parti e tipologia di parto
  4. Etnia e razza
  5. Isterectomia
  6. Dieta scorretta
  7. Stato socio-economico
  8. Fumo
  9. Attività fisica pesante
  10. Malattie neurologiche
  11. Comorbilità: diabete, infezioni delle vie urinarie, decadimento cognitivo, decadimento fisico, depressione
Fattori di rischio Incontinenza maschile
  1. Aumento dell'età
  2. LUTS (Lower Urinary Tract Symptoms) ed infezione delle vie urinarie
  3. Decadimento funzionale e cognitivo, 
  4. attività fisica pesante
  5. Disturbi neurologici
  6. Diabete 
  7. Chirurgia prostatica

CURA
Il primo approccio deve essere assolutamente conservativo, anche nei casi incontinenza grave.
La prima valutazione quindi è di tipo riabilitativo, per riacquisire quell'autonomia della muscolatura pelvica perduta.
1. Presa di coscienza della muscolatura del pavimento pelvico.
2. Esercizi domiciliari e quotidiani di tonificazione (esercizi di Kegel).
3. Ausili domiciliari per la tonificazione: palline del pavimento pelvico, coni vaginali
4. Riabilitazione ambulatoriale con utilizzo di biofeedback ed elettrostimolazione
5. Pilates posturale
6. Laser

Terapie invasive:
1. Chirurgia




Se la risposta è "si" a una di queste domande prenota una visita gratuita:
1. perdo urina a ridere, sternutire, tossire?
2. perdo urina a correre, saltare, durante lo sport?
3. perdo urina avendo una sensazione di urgenza e non riuscendo ad arrivare al bagno?
4. perdo urina durante i rapporti?
5. perdo urina dopo i tre mesi dal parto?
6. non riesco a stoppare la pipì mentre sto urinando?

DOTT.SSA ELENA BERTOZZI
POLIAMBULATORIO SIRIO, FIDENZA
052483903

giovedì 6 aprile 2017

RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA: TABU' E FALSI MITI

RAPPORTI SESSUALI IN GRAVIDANZA: TABU' E FALSI MITI

La più vecchia domanda che prima o poi tutte le coppie si ritrovano a porsi è: "Si possono avere rapporti sessuali in gravidanza?"

La risposta è: "Assolutamente si".... ma non è così semplice, e tutte le donne che attraversano i 9 mesi di gravidanza lo sanno bene.

Innanzitutto se la gravidanza è fisiologica e procede tutto bene, avere rapporti fa molto bene! Sia e soprattutto per la coppia che per la muscolatura pelvica che si deve preparare al parto.

IL SESSO NEI TRE TRIMESTRI DI GRAVIDANZA
Nel primo trimetro l'azione degli ormoni può incidere negativamente sul desiderio, c'è un abbassamento della libido, contornato spesso da nausee e stanchezza. Nel primo trimestre c'è spesso un freno psicologico da parte della coppia dato dal fatto di poter mettere a rischio con i rapporti l'esito positivo della gravidanza.

Nel secondo trimestre il desiderio sessuale riaffiora, la donna è più propensa a lasciarsi andare, ed è molto importante che il compagno manifesti anch'esso il suo desiderio verso la donna e che continui a considerarla attraente. Il timore è che le contrazioni che si sentono durante e dopo l'orgasmo possano creare danno, di solito sono di breve durata e passano nel giro di qualche minuto.

Nel terzo trimestre l'ingombro inizia a farsi sentire e qui diventa divertente sperimentare nuove posizioni e consone all'atto sessuale. La posizione più consigliata è con la donna sdraiata sul fianco e il partner dietro o davanti a lei. Questa è una fase molto importante per l'allenamento dei muscoli pelvici e il rapporto sessuale è la miglior ginnastica.

FALSI MITI
"Timore di fare male al bambino", "Il bambino ci sente"....
Questi sono pregiudizi legato solo all'immaginario dei genitori, anatomicamente il bambino è super protetto dal suo sacco amniotico, liquido amniotico, il tutto contenuto nell'utero, che a sua volta è protetto da muscoli e legamenti... è quindi impossibile che il bambino "veda, senta o percepisce dolore" mentre mamma e papà fanno sesso.
Anzi sembra proprio che il bambino gradisca molto il benessere che prova la mamma durante il rapporto, grazie al rilascio delle endorfine che entrano subito in circolo.
L'inibizione è quindi solo mentale; è importante per la coppia vivere insieme tutte le perplessità e affrontarle, se necessario anche con il proprio ginecologo.

CONTROINDICAZIONI AL RAPPORTO SESSUALE 

L’astinenza dai rapporti sessuali in gravidanza è da rispettare in caso di:
  • minaccia d’aborto o di parto prematuro. Non è detto però che, una volta superato il problema, si debba protrarre l’astinenza. In questo caso, si deve sempre chiedere il parere del proprio ginecologo;
  • ipercontrattilità dell’utero, trattata con assunzione di farmaci per rilassare la parete uterina stessa;
  • placenta previa, ossia impiantata nella parte inferiore dell’utero, fino a coprire in parte o totalmente il collo, e perciò a maggior rischio di distacco;
  • dilatazione del collo dell’utero prematura rispetto alla data del parto;
  • rottura prematura del sacco amniotico.

PRENOTA UNA VISITA GRATUITA PER LA VALUTAZIONE DEL PAVIMENTO PELVICO PRE E POST PARTO
Dott.ssa Elena Bertozzi

Poliambulatorio Sirio Fidenza
052483903
info@poliambulatoriosirio.it 

lunedì 27 marzo 2017

DOLORE PELVICO CRONICO: Riabilitazione pelvica e Psicoterapia trattamento all'unisono

DOLORE PELVICO CRONICO: Riabilitazione pelvica e Psicoterapia trattamento all'unisono


Psicosomatica del dolore vulvare cronico
L’ipotesi patogenetica prevalente in campo ginecologico vede il dolore vulvare cronico non associato ad alterazioni del rivestimento cutaneo/ mucoso, come segno di una patologia neurosensoriale, in cui s’intrecciano fattori di percezione corticale unitamente all’habitus psicologico della paziente. A un’ipotesi organicistica si è dunque affiancata quella psicosomatica, per la quale la sfera genitale femminile rappresenta un’area di controllo attraverso cui si esprime uno stato di conflitto verso il partner e verso la sessualità, che non riuscendo a manifestarsi direttamente trova sbocco nella somatizzazione dolorosa


Il dolore vulvare cronico
Il dolore vulvare cronico o vulvodinia disestesica è la più frequente fra le affezioni del basso tratto genitale femminile.
I disturbi più comuni sono rappresentati da:
– dolore e/o bruciore in sede vestibolare a volte irradiato al resto delle pelvi; 

– dispareunia;
– associati o meno ad un lieve eritema del vestibolo (Puliatti,
in press).
Le pazienti spesso descrivono questa sensazione dolorosa come presenza di una soluzione acida che provoca bruciore e/o presenza di spilli, che rendono i genitali esterni più sensibili al tatto. Tali sintomi possono essere costanti durante la giornata o prevalenti in alcune ore, in coincidenza di momenti vissuti come di maggior tensione; di conseguenza alcune donne riferiranno questi disturbi maggiormente all’inizio della giornata, se il picco di tensione è avvertito al mattino o, all’opposto, un incremento serale in una fase della giornata in cui dovrebbe lasciarsi andare e rilassarsi e, solo per alcune, è associato esclusivamente al rapporto sessuale. (Puliatti 2002)


L’ipotesi psicosomatica della vulvodinia sostiene dunque che una vulnerabilità psicologica della persona favorisca l’insorgenza e la cronicizzazione della sintomatologia vulvare. Un conflitto relazionale, un forte stress (lutto, separazione, aborto) sarebbe percepito dalla donna come una minaccia dalla quale difendersi. Questo meccanismo di difesa, si traduce in un irrigidimento muscolare delle cosce, della muscolatura del pavimento pelvico, dei glutei, favorendo uno spasmo muscolare prolungato e dunque un ipertono responsabile del dolore. L’ipertonia dei muscoli interessati può avere delle ripercussioni indirette a carico della mucosa vulvo- vaginale (alterandone la lubrificazione durante il rapporto sessuale), dell’uretra e del trigono vescicale (portando a disturbi della funzione urinaria) (Graziottin, 1997). 


TENSIONE PSICOLOGICA--> TENSIONE MUSCOLARE--> DISTURBO FISICO--> 
TENSIONE PSICOLOGICA 

L’esordio della sintomatologia può essere legato a:
  • Una presunta infezione: (in una piccola percentuale di donne è stata riscontrata
    un’infezione batterica certa (tampone vaginale diagnostico per una forma in- fiammatoria) contro le molte curate come “presunte infezioni”). Il meccanismo psicobiologico alla base del legame tra una presunta infezione e la comparsa di una sintomatologia vulvare, sembra essere il seguente: una vaginite (certa o presunta) legata ad un ipotetico agente infettivo, mette in agitazione la donna che sviluppa preoccupazioni fobiche circa la sua gravità e/o non guaribilità. La paziente erige barriere psicologico-corporee come difesa, innalzando il tono mu- scolare e protraendo una qualsiasi sensazione dolorifica. La focalizzazione del- l’attenzione sulla presunta infezione con sviluppo di meccanismi ansiogeni “ec- cessivi” rispetto al sintomo, ci possono far presupporre di avere di fronte una paziente con tendenza alla somatizzazione.
  • Un conflitto emotivo evidente: (lutto, separazione, aborto etc);
  • Un conflitto emotivo non evidente: un conflitto non direttamente accessibile alla
    persona (Puliatti, 2002; 2003). 


    Trattamento combinato
    I numerosi orientamenti terapeutici (psicoterapia e riabilitazione) hanno come obiettivo terapeutico la riduzione dell’ipertono causa del dolore, attraverso il rilassamento e la distensione dei gruppi muscolari che si ritengono coinvolti nel sintomo vulvare. 
    Con la Riabilitazione si vuole trattare manualmente e localmente l'ipertono con le varie strategie a disposizione: trattamento manuale (stratching e massaggio vaginale), elettrostimolazione decontratturante e antalgica, biofeedback (esercizi volontari di contrazione rilassamento) per la presa di coscienza dell'ipertono.
    Nelle tecniche di rilassamento classiche (training autogeno, rilassamento progressivo muscolare) la donna impara gradualmente a percepire il suo livello di tensione muscolare, ad associarlo ad una tensione psicologica e a distendere la muscolatura. Rispetto alle tecniche strumentali (biofeeback, tens, etc.), in cui la donna ha un ruolo passivo, questi metodi prevedono la partecipazione attiva al rilassamento dei genitali. 
    Molto importante è il trattamento domiciliare, con l'apprendimento degli esercizi di Kegel; gli esercizi scelti aiutano la donna a percepire qualsiasi tensione esistente nella zona del bacino e l’esecuzione può allentarne la tensione. Qualsiasi esercizio che mobiliti la parte inferiore del corpo, sia in posizione eretta, sia in posizione sdraiata, avrà degli effetti sul bacino (Lowen, 1977).
    Per eseguire uno qualunque degli esercizi è necessario “pensare, immaginare e agi- re”, si devono visualizzare e sentire i movimenti che l’esercizio richiede. Ciò contribuirà a creare delle relazioni tra il cervello e i muscoli inoperosi. La donna deve ricordare che la contrazione della vagina è indispensabile (O’Relly, 1986) sia perché il rilassamento dei muscoli vaginali interrompe il circolo vizioso del mantenimento del dolore legato alla tensione muscolare (Dettore, 2001) da cui ansia/tensione/ dolore/ansia, sia perché tale lavoro muscolare serve per compiere in modo soddisfa- cente l’atto sessuale (O’Relly, 1986). 

    1. Terapia di coppia
      Il sintomo vulvare si inserisce spesso in un contesto relazionale fortemente disturbato. Il partner è invitato per un colloquio sia separatamente sia insieme alla compagna per studiare le caratteristiche della coppia. 
      Laddove se ne presenti la necessità è suggerita una terapia di coppia che può essere indirizzata sia sul versante relazionale e di comunicazione, sia sul versante sessuale.

      Criteri di valutazione
      La valutazione di un dolore cronico necessita di un approccio globale al problema, che tenga conto dei molteplici fattori che possono sostenerlo.
      L’iter diagnostico suggerito in letteratura per queste pazienti prevede:
      • una visita ginecologica;
      • esami colturali vulvo-vaginali;
      • esami bioptici vulvari;
      • consulenza dermatologica;
      • valutazione dello stress, dello stato d’ansia e della situazione psicologica della
        paziente (Fapperdue, 1996), cercando di cogliere eventuali elementi e conflitti
        psicologici (Micheletti, 2002; 2003);
      • consulenza psicologica posta la diagnosi di vulvodinia. 



        SIRIO PROPONE VALUTAZIONE GRATUITA CON LA FISIOTERAPISTA DOTT.SSA ELENA BERTOZZI E CONSULENZA GRATUITA CON PSICOLOGO/ PSICOTERAPEUTA DOTT. CARLO RICCI

venerdì 10 marzo 2017

LICHEN GENITALE: L'IMPORTANZA DELLA RIABILITAZIONE



LICHEN GENITALE:
 L'IMPORTANZA DELLA RIABILITAZIONE


Il LICHEN SCLEROSO è un disturbo dermatologico cronico che colpisce in particolare la zona genitale e anale.


Il lichen non è contagioso, non si può quindi trasmettere sessualmente (domanda tipica in quanto colpisce la zona genitale). Le cause del lichen scleroso non sono note con esattezza, si identifica come una patologia autoimmune, quindi connesso con l’iperattività del sistema immunitario e con determinati disturbi ormonali. Si pensa anche che il disturbo possa essere ereditario. In alcuni casi il lichen scleroso colpisce la pelle che già era stata danneggiata o segnata da lesioni di origine diversa.

Nelle prime fasi compaiono macchie bianche sulla pelle, di solito sono lucenti e piatte, ma che in un secondo momento si ingrandiscono. La pelle colpita dalle pustole si assottiglia e si raggrinzisce, si lacera con facilità e si formano solitamente lividi rossastri o violacei. In alcuni casi si possono formare cicatrici. 
Tra i possibili sintomi ricordiamo:  prurito (frequente), dolore, sanguinamento, vesciche.

Il Lichen provoca anche, in fase più avanzata, delle cicatrici che vanno a restringere l'ingresso vaginale, causando quindi sanguinamenti e molto dolore durante i rapporti.
Mentre le lesioni cutanee possono essere risolte o almeno lenite da terapie topiche quali creme o unguenti a base cortisonica, o ancora terapie innovative quali lipofeeling, l'atrofia vaginale rimane quindi il problema principale da affrontare. Questa atrofia e conseguente chiusura vaginale rende i rapporti impossibili o comunque molto dolorosi.
Qui l'importanza e l'efficacia della riabilitazione: bisogna lavorare per distendere il tessuto vaginale, farlo tornare elastico e trofico, tutto ciò è possibile solo con la riabilitazione in quanto bisogna lavorare manualmente e localmente sul tessuto.
Ci sono a questo proposito tante tecniche e soluzioni che si possono utilizzare a seconda della situazione individuale: massaggio dei tessuti vaginali praticando uno strach delle strutture muscolari e tendinee dell'ingresso vaginale, al fine di ridare elasticità e quindi all'armare l'introito per permettere la penetrazione. Esercizio muscolare, ancora meglio se effettuato con biofeedback per ridare tono e trofismo ai muscoli, per aumentare la vascolarizzazione e per diminuire l'ipertono. Elettrostimolazione per indurre una diminuzione dell'ipertono. Dilatatori, vengono utilizzati per la riabilitazione domiciliare, per mantenere e progredire i progressi avuti a livello ambulatoriale.


Per maggiori informazioni: Dott.ssa Bertozzi Elena, fisioterapista specializzata in riabilitazione pelvica e Patologie del Pavimento pelvico.

Poliambulatorio Sirio Fidenza 
tel. 0524 83903
info@poliambulatoriosirio.it