giovedì 23 febbraio 2017

DISFUNZIONI SESSUALI FEMMINILI: 
IL RUOLO DELLA RIABILITAZIONE

Il ruolo del pavimento pelvico femminile è fondamentale nella sessualità della donna. L'elevatore dell'ano (il muscolo più importante del p.p) modula la recettività e la responsività della vagina, oltre alla competenza coitale; contribuisce quindi al piacere fisico e alla risposta muscolare orgasmica. Detto ciò è molto chiaro che un danno al pavimento pelvico e nello specifico al muscolo elevatore dell'ano porta a disfunzioni della sfera sessuale; causando alterazioni dell'eccitazione, insoddisfazione fisica ed emotiva.

L' iperattività del pavimento pelvico è associato a disturbi sessuali caratterizzati da dolore: Dispareunia o Vaginismo.
La condizione opposta è l' ipoattività del pavimento pelvico, ma anche questa situazione può provocare disturbi sessuali in quanto diminuisce la sensibilità e il piacere della donna e del partner, (es. post parto).
Eventi fisiologici presenti nella vita di una donna, come la gravidanza e il parto possono alterare le condizioni di benessere del muscolo elevatore dell'ano.

COMPLESSITA' DELLA SESSUALITA' FEMMINILE

La sessualità femminile è multifattoriale, e costituita da fattori biologici, psicosessuali, contesto sociale e vita di coppia; pertanto è discontinua nel corso della vita, in quanto questi fattori posso cambiare.
L'incidenza delle disfunzioni sessuali femminili aumenta con l'età della paziente: tra il 20- 43% in età fertile e il 48% in età post- menopausale.
I disturbi del p.p sono tra i più importanti colatori delle disfunzioni sessuali.


CLASSIFICAZIONI DELLE DISFUNZIONI SESSUALI
  • Disturbo del desiderio: ha cause biologiche, sessuali e relazioni. Tra le cause biologiche ci sono i fattori ormonali, quali carenza di estrogeni e testosterone e aumento prolattina (tipo della menopausa); depressione; malattie acute e croniche; stanchezza e carenza del sonno. Problematiche del pavimento, nei due casi: iperattività o ipoattività (vedi sopra).
  • Disturbo dell'eccitazione: sono lamentati dal 20% delle donne e 45% delle donne in menopausa. Le cause più frequenti sono: perdita ormonale (fisiologica in menopausa); iperattività del p.p che può restringere l'introito vaginale causando dolore ai rapporti. Il dolore provocato nel tentativo della penetrazione è il più forte inibitorie dell' eccitazione genitale. Ipoattività del p.p, diminuisce la sensibilità e il piacere.
  • Disturbo dell'orgasmo: 24% delle donne in età fertile e 39% delle donne in menopausa. L'orgasmo è un riflesso sensitivo e motorio instaurato da una serie di stimoli mentali e fisici che può essere disturbato da molti fattori: ansia da prestazione, antidepressivi (serotonina media il riflesso organico); incontinenza da urgenza e da sforzo, la paura di perdere urina inibisce l'intimità e l'orgasmo. L'età, cambiamenti del tessuto con riduzione di oltre il 50% del tessuto erettile del clitoride, questo già intorno ai 50 anni.
  • Dolore: soffre di dolore ai rapporti (dispareunia) il 15% delle donne in età fertile e il 33% in menopausa. Il fattore principale è l'ipertono.
RUOLO DELLA FISIOTERAPIA
Il fisioterapista dovrebbe essere parte integrante del team che si occupa delle disfunzioni sessuali.
Infatti esso può diagnosticare e trattare: l'iperattività/ipertono del p.p; i punti dolorosi sull'elevatore dell'ano (trigger); problemi posturali associati a dolore pelvico cronico  e dolore coitale; mialgie locali; ipoattività/ipotono, danneggiamento del muscolo post parto, peggioramento del tono in menopausa, fattori urologici e proctologici.

Per affrontare queste problematiche è necessario un tek multidisciplinare, nel quale non possono mancati e vari medici specialisti (ginecologo, urologo, proctologo), psicologo/psicoterapeuta, ostetrica.


POLIAMBULATORIO SIRIO FIDENZA
TEL. 052483903

DOTT.SSA ELENA BERTOZZI FISIOTERAPISTA DEL PIANO PERINEALE

Dal Libro di Arianna Bortolami

lunedì 20 febbraio 2017

VULVODINIA: DIAGNOSI E RIABILITAZIONE

VULVODINIA
DIAGNOSI E RIABILITAZIONE

Cos'è?
La vulvodinia è una condizione vulvare consistente in dolore, senso di bruciatura e fastidio che interferisce con la qualità della vita. Non è presente alcuna lesione fisica riconoscibile, a parte l'arrossamento del vestibolo.


Diagnosi
La diagnosi è basata sul dolore percepito dalla paziente, con riscontri fisici normali, e sull'assenza di cause identificabili per diagnosi differenziali. Viene usato un “test del cotton-fioc” per delineare le aree di dolore e categorizzare la loro severità. Le pazienti spesso descrivono il tocco del cotton-fioc come estremamente doloroso, come l'attrito di un coltello.
Molte pazienti visiteranno molti dottori prima che venga fatta una corretta diagnosi. Molti ginecologi non hanno familiarità con la condizione, ma la consapevolezza si sta diffondendo col tempo. Inoltre le pazienti spesso esitano a cercare cure per il dolore vulvare cronico, specialmente perché molte donne iniziano a sentire i sintomi quando diventano sessualmente attive. Inoltre, l'assenza di sintomi visibili significa che, prima di essere diagnosticate, viene detto a molte pazienti che il dolore è di origine psicogena (“nella loro testa”).


Cura
In questo spazio parliamo di una cura in particolare, quella basata sulla Riabilitazione. Quindi una cura conservativa che non prevede l'utilizzo di farmaci, bensì della coscienza del proprio corpo e di conseguenza l'auto cura.
La disfunzione muscolare del pavimento pelvico può essere causa, conseguenza, o sostenere la vulvodinia. Tale disfunzione muscolare si identifica in una condizione definita “overactive”, termine che identifica una condizione di ipertono di base e/o iperattività presente durante le attività funzionali del pavimento pelvico stesso. La fisioterapia e riabilitazione del pavimento pelvico sono una opzione terapeutica indirizzata a questa condizione muscolare.



  1. presa di coscienza: imparare a riconoscere la muscolatura pelvica, che in questa condizione patologica risulta ipertonica. Si possono fare degli esercizi ci contrazione e rilassamento, immaginando di aver una spugna piena di acqua dentro alla vagina e strizzarla fino all'ultima goccia. In questa fase di visualizzazione è importante concentrarsi sul rilassamento, quindi al "riempimento della spugna". Aiuta a prendere coscienza guardare con uno specchio i muscoli pelvici contrarsi e rilassarsi.
  2. esercizi quotidiani: esercizi di Kegel effettuati in modo quotidiano e abbinati alla respirazione. 
  3. massaggio del pavimento pelvico: eseguire uno streatching dei tessuti all'incirca 1,5-2 cm all'ingresso vaginale. Esercitare una pressione verso il basso "ore 6" al limite del dolore, e tenere per 30-60 secondi; ripetere a "ore 5 e ore 7". Dopo lo streatching eseguire un massaggio a "U" da lato a lato, esercitando una notevole pressione come voler allungare le fibre.
  4. Biofeedback: sono esercizi di contrazione e rilassamento eseguiti con una sondina in vagina, collegata a un monitor che mostra sullo schermo l'attività muscolare. In questo modo è molto più semplice prendere coscienza, potendo vedere come reagisce il muscolo. E' molto utile questo strumento soprattutto per lavorare in modo volontario sul rilassamento.
  5. Elettrostimolazione: ci sono delle correnti applicate sempre con una sondina vaginale che hanno frequenze decontratturanti e antidolorifiche, queste servono appunto a rilassare il muscolo in modo passivo.
  6. Kinesiterapia: descritta per ultima ma sicuramente la più importante, questa è una tecnica manuale di riabilitazione che deve essere eseguita da un professionista della riabilitazione pelvica quale una fisioterapista con appropriata manualità in questo distretto corporeo. La fisioterapista applica una serie di manovre che riguardano sia i muscoli vaginali, ma anche la muscolatura esterna del bacino, una appropriata valutazione postulare e un trattamento globale miofasciale.
  7. consulto psicologico: è importante per affrontare questa malattia avere tutti i mezzi e le forze per poterlo fare. Avere un confronto e un supporto da parte da un professionista in questo campo è fondamentale.
Altre raccomandazioni utili nella fase acuta e attiva della malattia:
  1. abbigliamento intimo di cotone bianco
  2. pantaloni comodi, da evitare jeans duri attillati.
  3. evitare la bicicletta
  4. evitare sport traumatici
  5. evitare i rapporti sessuali nella fase acuta, se si sente dolore, la reazione del corpo per difesa è quella di irrigidirsi e contrarsi ancora di più.
  6. evitare cibi che infiammano, e zuccheri che possono alimentare le infezioni batteriche.
  7. utilizzare creme naturali emollienti, rinfrescanti e con acido ialuronico per nutrire i tessuti.
  8. il calore aiuta a rilassare i tessuti, è consigliato un bagno caldo o applicare la borsa dell'acqua calda sulla parte interessata e contratta.




PER QUALSIASI INFORMAZIONE RIVOLGERSI A ELENA BERTOZZI, FISIOTERAPISTA SPECIALIZZATA IN RIABILITAZIONE PELVICA PRESSO POLIAMBULATORIO SIRIO FIDENZA
052483903
info@poliambulatoriosirio.it

lunedì 13 febbraio 2017

MENOPAUSA: ATROFIA VULVO- VAGINALE

ATROFIA VULVO VAGINALE IN MENOPAUSA

Il termine "Atrofia vaginale" sta ad indicare quella che tutte le donne chiamano semplicemente "secchezza vaginale".

E perché questa condizione si instaura con la menopausa?

Il responsabile di questa sgradevole situazione è l'estrogeno che con la menopausa viene a mancare; ed è grazie a questo ormone che le pareti della vagina erano ben lubrificate e distensibili.
Durante la menopausa la quantità di estrogeni  nel corpo diminuisce. 
Questo porta ad un assottigliamento della parete vaginale, che diventa più fragile e meno lubrificata, causando sintomi come secchezza intima, dolore durante il rapporto, prurito e irritazione. 
Tali sintomi sono comuni nelle donne in menopausa e se si manifestano contemporaneamente possono indicare la presenza di Atrofia Vulvo-Vaginale, una condizione che può essere diagnosticata dal ginecologo
Ne soffre 1 donna su 2. Per alcune donne, i disturbi posso essere severi, rendendo faticose anche attività quotidiane come restare sedute, camminare o fare sport. Per altre, può avere effetti sulla vita di coppia, sulle relazioni e l’autostima.
Soluzioni....
Cure ormonali:
  • estrogeni locali (estriolo, che può essere usato per anni)
  • pomata di testosterone locale (galenica)
La terapia ormonale locale può risolvere i problemi di secchezza e atrofia genitale dell’85 per cento delle donne dopo la menopausa (meglio ancora se la cura inizia subito dopo la scomparsa del ciclo) e migliorare nettamente anche i sintomi urinari. 

Cure non ormonali(per tutte le donne che non vogliono ormoni, nemmeno vaginali, e per il 10-12 per cento di donne che non possono usare gli estrogeni, nemmeno locali, perché operate di tumore al seno o di adenocarcinoma dell’ovaio o dell’utero)
  • acido ialutronico
  • gel al colostro
  • laser vaginale
  • creme fitoterapiche a base di D-manonnoro e n-acetilcisteina

Riabilitazione pelvica: 

  • massaggio vaginale
  • streatching dei tessuti vaginali
  • esercizi di Kegel
  • Biofeedback ed elettrostimolazione
La riabilitazione è un ottimo modo per lavorare sul tessuto vaginale dall'interno, senza quindi utilizzare farmaci. Con l'esercizio si può ottenere una maggiore elasticità dei tessuti, maggiore sensibilità sessuale e maggiore autonomia e controllo urinario.

SIRIO POLIAMBULATORIO
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mercoledì 8 febbraio 2017

DOLORE PELVICO MASCHILE; PROCTALGIA FAGAX

DOLORE PELVICO MASCHILE:
PROCTALGIA FUGAX

Domande frequenti....

Che cos’è la proctalgia fugax?
La proctalgia fugax è una patologia benigna caratterizzata dalla comparsa improvvisa e ad intervalli irregolari, di un dolore ano-rettale violento, lancinante che dura solitamente pochi minuti e che svanisce all’improvviso senza lasciare sequele. 


Cosa scatena la proctalgia fugax?
Il dolore può essere scatenato da rapporti sessuali, masturbazione, eventi psico-fisici stressanti, evacuazioni, assunzione di alcolici ma spesso non è individuabile un fattore trigger. Il dolore si instaura tipicamente di notte, ma può comparire in un qualunque momento della giornata.





E’ una patologia frequente?
La prevalenza nella popolazione generale oscilla tra il 4 e il 18% e riguarda sia uomini che donne.

Da cosa è causata?

E' causata da uno spasmo della muscolatura sfinterica,  come un "crampo"; influenzata dagli stress psico-fisici. E’ più spesso presente in soggetti affetti da colon irritabile, in pazienti sottoposti a scleroterapia per la cura dell’emorroidi, ed è spesso associato a pazienti che soffrono di stitichezza .


Come si diagnostica?
La storia anamnestica unitamente alla visita clinica per escludere l’assenza di altre patologie pelviche dolorose, possono essere sufficienti a fare diagnosi di proctalgia fugax. Tuttavia, la rettoscopia e la risonanza magnetica nucleare (RMN) pelvica possono essere necessarie per la diagnosi differenziale. L’ecografia ano-rettale è di ausilio nel fornire informazioni sullo spessore della muscolatura dello sfintere anale. Inoltre, la manometria ano-rettale può evidenziare anomalie del tono sfinterico a riposo rilevando caratteristiche “onde lente di ampiezza aumentata”. 

Trattamento...


Avendo quindi ben chiaro che la Proctalgia è una patologia prettamente muscolare, causata da stress psico- fisico, se ne evince che l'utilizzo di farmaci non è la cura giusta; o comunque non può essere l'unica soluzione.
Guardando gli ultimi studi effettuati sul trattamento di questa patologia, si è visto che la riabilitazione è la terapia che da maggiori benefici.
Con la Riabilitazione si vuole andare a ripristinare la corretta funzionalità della muscolatura pelvica, che si trova in una condizione di ipertono e quindi con difficoltà di rilassamento volontario.

Il passaggio principale è la presa di coscienza tramite esercizi di contrazione e rilassamento assistiti dal biofeedback, una strumentazione che aiuta il paziente a rendersi conto dell'attività muscolare volontaria e involontaria dello sfintere.

Viene utilizzata anche l'elettrostimolazione intra-anale, tramite l'erogazione di corrente decontratturante e antidolorifica, si induce il muscolo a un rilassamento passivo.
Molto importante è anche la Kinesiterapia, sempre parte attiva della riabilitazione che è costituita da controllo e modificazioni posturali; e importanti consigli e strategie da mettere in atto nella vita quotidiana per prevenire l'insorgenza del dolore acuto.
Abbiamo anche detto che la Proctalgia è spesso causata da stati di stress e ansia, quindi il controllo e la gestione di queste situazioni dovrebbero far parte della terapia di riabilitazione con sedute di psicoterapia.



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spec. in patologie del pavimento pelvico
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lunedì 6 febbraio 2017

PREVENZIONE TUMORE AL SENO, VISITA SENOLOGICA ED ECOGRAFIA

La prevenzione del tumore del seno dovrebbe cominciare a partire dai 20 anni con l'autopalpazione eseguita con regolarità ogni mese, è indispensabile, poi, proseguire con controlli annuali del seno eseguiti dal medico senologo affiancati all'ecografia. 
Visita senologica       
 Questo tipo di valutazione da sola in genere non è sufficiente a formulare una diagnosi precisa, ma può sicuramente essere utile per chiarire situazioni un po' sospette.
Il senologo, prima di cominciare l'esame vero e proprio delle mammelle, si occupa dell'anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni che potranno essere utili per formulare la diagnosi finale: eventuale presenza di casi di tumore del seno in famiglia, età di comparsa del primo ciclo mestruale e della menopausa, gravidanze, alimentazione, terapie ormonali.
Solo dopo aver terminato questa fase il senologo può procedere con l'esame clinico propriamente detto che parte con l'osservazione e termina con la palpazione: il medico compie tutti quei gesti che ogni donna dovrebbe compiere mensilmente nel corso dell'autopalpazione.
In caso di dubbio è proprio il medico generico o il ginecologo a consigliare una visita senologica specialistica durante la quale, grazie anche ad altri esami quali l'ecografia, è possibile distinguere tra patologie maligne e benigne del seno e se necessario, impostare la terapia più corretta.

Tra i 20 e i 40 anni generalmente non sono previsti esami particolari, se non una visita annuale del seno.
 Solo in situazioni particolari, per esempio in caso di familiarità o di scoperta di noduli, è possibile approfondire l'analisi con una ecografia o una biopsia (agoaspirato) del nodulo sospetto. 
Tra i 40 e i 50 anni le donne con presenza di casi di tumore del seno in famiglia dovrebbero cominciare a sottoporsi a mammografia, meglio se associata a ecografia vista la struttura ancora densa del seno.
Tra i 50 e i 70 anni il rischio di sviluppare un tumore del seno è piuttosto alto e di conseguenza le donne in questa fascia di età devono sottoporsi a controllo mammografico con cadenza biennale.
Nelle donne positive al test genetico per BRCA1 o 2 è indicata un'ecografia semestrale e una risonanza annuale, anche in giovane età.

Autopalpazione

L'autopalpazione è un esame che ogni donna può effettuare comodamente a casa propria: permette di conoscere profondamente l'aspetto e la struttura normale del seno e quindi di poter cogliere precocemente qualsiasi cambiamento.
 L'esame si svolge in due fasi:
  • l'osservazione permette di individuare mutazioni nella forma del seno o del capezzolo,
  • la palpazione può far scoprire la presenza di piccoli noduli che prima non c'erano.
Quando si parla di autopalpazione si pensa solo a un esame per la ricerca di noduli nella ghiandola mammaria, ma in realtà grazie a questo esame possono emergere altri segnali che devono spingere a consultare un medico, come retrazioni o cambiamenti della pelle, perdite di liquido dai capezzoli e cambiamenti di forma della mammella.
A partire dai 20 anni l'esame può essere effettuato una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo. 
Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, confusioni o falsi allarmi.
È bene ricordare che, oltre agli ormoni, anche l'età, il peso corporeo, la familiarità e l'uso di contraccettivi orali influenzano la struttura del seno che, a volte, specialmente nelle donne giovani, si presenta particolarmente densa e difficile da valutare correttamente con l'autoesame.
Tra i 40 e i 50 anni l'incidenza (cioè i numero di nuovi casi) del tumore del seno aumenta in modo rapido e costante e quindi le donne in questa fascia di età non possono rinunciare all'autopalpazione come strumento di prevenzione. 
Con il sopraggiungere della menopausa, l'esame può essere eseguito indifferentemente in qualunque periodo del mese e deve essere effettuato con regolarità anche e soprattutto dalle over 60 poiché il picco di incidenza del tumore del seno si colloca proprio tra i 65 e i 70 anni.
L'autopalpazione rappresenta un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non può bastare e deve essere abbinata a visite senologiche ed esami strumentali più precisi come ecografia o mammografia.

Ecografia al seno

L'ecografia mammaria è un esame diagnostico per immagini, che consente lo studio anatomico e strutturale del seno.
ecografia al senoQuest'indagine non invasiva si basa sull'emissione e sulla ricezione di ultrasuoni, i quali vengono riflessi in modo differente dai vari tessuti della mammella che attraversano.
Con l'ecografia mammaria è possibile individuare cisti al seno, cioè formazioni di natura benigna, spesso a contenuto liquido o misto, e fibroadenomi. Quest'indagine consente, inoltre, di diagnosticare la presenza di tessuti infiammati (come nel caso di mastite o ascessi) ed è importante nella diagnosi precoce di lesioni più serie, come i tumori maligni. L'ecografia mammaria permette di visualizzare anche le eventuali alterazioni a carico dei linfonodi dei cavi ascellari.

 E' un esame indicato nei casi in cui si debba:
  • - Studiare una mammella nelle donne giovani (prima dei 35 anni di età), qualora la visita senologica lo richieda;
  • - Stabilire la natura solida o liquida di un nodulo;
  • - Valutare un addensamento asimmetrico rilevato dalla mammografia;
  • - Esaminare il seno di una donna durante la gravidanza, in presenza di particolari noduli palpabili o patologie infiammatorie (mastite, ascesso e trauma); 
  • - Controllare nel tempo il decorso della patologia benigna della mammella (fibroadenoma, lipoma o cisti); 
  • - Monitorare una paziente operata di tumore, per valutare un'eventuale recidiva;
  • - Effettuare un prelievo con ago su nodulo sospetto o la biopsia di lesioni non palpabili, evidenziabili medicante ecografia.
L'ecografia mammaria rientra tra gli esami ai quali sottoporsi per diagnosticare la presenza di masse tumorali localizzate nell'area toracica anche per l'uomo.

PRESSO IL POLIAMBULATORIO SIRIO TROVERETE LA DOTTORESSA BEATRICE
 DE BLASIO, ONCOLOGA E SENOLOGA.
PER APPUNTAMENTI 0524 83903
VIA FERRARIS, 10 FIDENZA


Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/salute/ecografia-seno.html


Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/salute/ecografia-seno.html
Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/salute/ecografia-seno.html